Mercato di San Saba

filomena copertina

icona alimentareicona abbigliamentoIl piccolo mercato di San Saba è costituito da cinque banchi: tre ortofrutta, una salumeria e macelleria e una merceria gestita da una sarta, che fa anche riparazioni.
E' un mercato antico che storicamente si svolgeva su piazza Bernini e che ha rischiato di scomparire, quando il giardino a centro piazza è stato ristrutturato. 

Tra i banchi del mercato

“C'è stata una raccolta di firme – ci racconta Fabio che, insieme al padre Bruno, gestisce il banco di salumeria-macelleria – e la gente di quartiere ha lottato per mantenere questi punti vendita”.
I nuovi chioschi, forniti di acqua corrente, chiusi alle intemperie, sono stati inaugurati cinque anni fa e da qualche mese sono diventati anche esempio di integrazione tra arte e commercio con le serrande e le parti posteriori (che in realtà sono le prime ad essere viste perché danno sulla strada) ricoperte di graffiti. E così un gatto con cappello va ad acquistare un gomitolo di lana o qualche bottone, un orsetto è in cerca di salsiccia, mentre una tartaruga si rifornisce di carote fresche. 5
Il banco di Bruno, Fabio e Mauro (il macellaio) è quasi un piccolo alimentari che fa servizio a domicilio soprattutto per le persone anziane che vengono in piazza a per i loro acquisti, ma poi non riescono a portarli a casa. Oltre alla rivendita di pane, legumi, sughi, succhi di frutta, vino, acqua, pasta, zucchero il vero fiore all'occhiello sono i prodotti di salumeria e i formaggi, talvolta anche fatti in casa da Bruno che vanta alcune galline dalle uova prodigiose e un paio di caprette che gli producono un latte molto buono. “E' vent'anni che papà ha questo banco che ha rilevato quasi per caso quando ha dovuto chiudere il negozio di norcineria che aveva in zona Appia – spiega Fabio – poi abbiamo aggiunto la macelleria negli anni successivi”.
Evoluzione negli anni anche per il banco di Isabel, spagnola di Madrid naturalizzata italiana. “La merceria l'ho rilevata quasi vent'anni fa da una signora francese che teneva biancheria, intimo, un poco di abbigliamento e che ormai si era fatta anziana – ci racconta – poi nel corso del tempo ho provato vari prodotti persino casalinghi ad un certo punto, ma era iniziata la crisi del commercio e si faceva veramente fatica. Poi quando ci hanno dato questi banchi nuovi ho pensato di mettere a frutto le mie capacità di sarta e ho unito alla merceria e biancheria anche le riparazioni”. Il suo è proprio il primo banco di fronte all'ingresso della scuola e così Isabel tiene anche un piccolo 10rifornimento di emergenza per gli scolari della scuola elementare. “Giusto matite, quaderni, colla... quelle cose che i bambini dimenticano a casa o finiscono senza accorgersene”. Poi c'è la frutteria di Raffaele e Aldo che vengono tutti i giorni da Fondi e portano frutta e verdura del mercato ortofrutticolo locale, ma anche di loro produzione, quella di Alessandro, Paola e Sergio e infine quella di Filomena aiutata qualche volta dalle figlie. Dietro i loro banchi colorati non mancano mai di salutare con il sorriso, di prendere pazientemente appunti per gli ordini telefonici, di sistemare la loro merce. Tutti i giorni dall'alba al primo pomeriggio e la loro clientela, spesso storica, non rimane mai delusa.

Il paese di Alice

“Questo è il mio mercato. Proprio quello di casa mia e allora cosa volete che vi dica, non sono certo obiettiva. Questo è il mio preferito. Ci sono stata in tutte le stagioni, con tutti i mezzi di trasporto (dentro la pancia, nella fascia, nel marsupio, nel passeggino, a piedi e oggi ci vado pure in monopattino), con tutti i climi.9
Ho avuto pezzi di pizza e di formaggio da Bruno che avevo appena i denti per masticarli, fragole e chicchi d'uva da Filomena che mi sbrodolavo la maglietta, ho fatto amicizia con tutti i bancaroli e tutti mi hanno regalato un sorriso. Poi da quando si sono messi pure a disegnare i fumetti sui banchi allora mi hanno proprio conquistata.
Quando li ho visti mi sono detta: quando sono grande oltre alla dottoressa, la cantante e la maestra, mi sa che faccio anche la mercataia!”

Quattro passi più in là

cavaliere falconeCome spesso accade, il mercato prende il nome dal quartiere, e il quartiere prende il nome dalla sua chiesa principale, la Basilica di San Saba. Gli abitanti della zona sono soliti entrare dalla piazza, ma il vero ingresso di San Saba si trova in realtà dal lato opposto, in un angolo della via omonima. E fin dal portico la Basilica regala al visitatore le sue sorprese, come il bassorilievo raffigurante un cavaliere con il falcone, rarissimo esempio di arte longobarda in città. Ma sarà l'interno della chiesa, e in particolare gli affreschi della cosiddetta “navatellla”, a catturare la curiosità di chi vi si accosta. Ce n'è uno che non passa certo inosservato, tanto da sembrare fuori luogo in un edificio di culto: ritrae tre giovani ragazze a seno nudo, sdraiate una accanto all'altra nello stesso letto. A spiarle da una balconata c'è un signore di una certa età, pronto a donar loro il contenuto della saccoccia che stringe in pugno. Ma l'aureola che gli incorona il capo scaccia via ogni possibile ambiguità: in realtà la scena osée altro non è che l'episodio di SAN NICOLA E LE TRE ZITELLE. Le giovani in questione erano le avvenenti figlie di un onesto ma poverissimo uomo che, non essendo in grado di procurar loro una dote, si era risolto ad avviarle alla prostituzione, pur di salvarle da un avvenire di miseria. Impietosito dalle preghiere dell'improvvisato magnaccia, il Santo era intervenuto recapitando alle fanciulle, ben avvolto in un panno, tanto oro quanto bastava perché un giovanotto ritenesse conveniente prenderle in spose. Togliendole così dalla strada, e regalando loro un posto d'onore in una delle più belle e antiche chiese di Roma.

Tornare su piazza Bernini significa tornare nel cuore del quartiere (e anche il salotto, da quando è stata ristrutturata): oltre alla parrocchia, vi si affacciano la scuola elementare, l'edicola, il fornaio, l'alimentari, il fioraio e le caratteristiche casette a due piani costruite negli anni '20 su iniziativa dell'Istituto Autonomo delle Case Popolari, lo stesso che negli stessi anni ingentiliva le periferie sud e nord della capitale edificando la Garbatella e la “Città giardino” di Montesacro. Ma, tra tutti i negozi, ce n'è uno che ostinatamente sfugge a qualsiasi restyling: è il “Super alimentari” che fin dal marciapiedi vi accoglie con un'incredibile collezione di foto riviste giocattoli fumetti gadget cianfrusaglie, tutti rigorosamente vintage. Varcare la soglia è poi come attraversare un buco spazio-temporale, per trovarsi scaraventati in una bottega dove tutto (tranne i prodotti alimentari...) sembra essere rimasto intrappolato negli anni '70.

Ma è su un'altra piazza, a pochi passi da qui, che vi chiediamo di spostarvi. E di fare – con grande sforzo di fantasia - un tuffo in un passato molto più remoto. Si chiama PIAZZA REMURIA. Più che una piazza, verrebbe da chiamarla una rotatoria, se solo la sua forma triangolare non scoraggiasse questa definizione. Il triangolo delimita un piccolo parco giochi: due altalene, uno scivolo e poco altro. Vi invitiamo a salire in cima allo scivolo (bambini permettendo). Non per coinvolgervi in una citazione cinematografica (i più cinefili forse avranno riconosciuto che proprio qui è stata girata una scena cruciale del film “Scialla!”), ma per farvi guadagnare la posizione più elevata possibile. E perché?, vi chiederete, visto che alberi e palazzi impediscono di godere di un qualsiasi suggestivo panorama. Perché questo è un luogo cruciale della storia di Roma. Perché qui tutto NON ha avuto inizio.
Ci troviamo infatti sull'altura dove Remo si appostò per osservare il volo degli uccelli nel giorno della sfida che decise le sorti dell'Urbe. Ne vide sei, volteggiare sull'Aventino minore. Sappiamo come andò a finire: dalla cima del colle Palatino, il fratello Romolo riuscì ad avvistare dodici avvoltoi, conquistando il diritto di battezzare Roma e di guidarne i primi passi. Avesse vinto Remo, quello che oggi è solo il nome di una piccola e anonima piazza sarebbe invece il nome della capitale d'Italia, nei ristoranti del Ghetto si servirebbero squisiti carciofi alla remuriana, Totti sarebbe l'idolo di tutti i remurianisti e Gregory Peck e Audrey Hepburn sarebbero per sempre ricordati per le loro “Vacanze remuriane”.

E' ora è arrivato il momento di abbandonare le suggestioni fanta-storiche, scendere dallo scivolo e andarsi a perdere tra le strade di San Saba, per sbirciare tra le sue case di mattoni rossi e i suoi cortili dai limoni in fiore. E magari lasciarvi sorprendere dalla visione improvvisa e sconcertante di un pianerottolo decorato da Picasso. Sì, è possibile anche questo, e non è un allucinazione. Bisogna tenere gli occhi bene aperti, e guardare un po' all'insù. Risalendo viale Giotto, per la precisione. Certo, a voler essere ancora più precisi, il Picasso non è un originale: del resto, è abbastanza difficile che un condominio di case popolari possa permettersi di ostentare “GUERNICA” ai passanti che vanno verso le terme di Caracalla. Ma la riproduzione del celebre capolavoro picassiano è fedelissima, e c'è dietro la mano di un vero artista: si chiama Lello Cenciarelli, pittore e partigiano. Viveva proprio in quel palazzo di fronte alle mura aureliane, e ha voluto decorarlo rendendo omaggio a un inarrivabile maestro.

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