Mercato Tuscolano III

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icona alimentareicona abbigliamentoIl mercato coperto Tuscolano III nel quartiere Quadraro è una gioia per gli occhi, con i suoi 120 banchi che spaziano tra tantissimi generi (alimentari, certo ma anche tanti non alimentari e servizi) è uno dei più ricchi mercati rionali di Roma Sud.

Tra i banchi del mercato

“Io il banco ce l'ho dal 1957, prima stavamo all'aperto in via Lucio Sestio poi nel '62 siamo entrati in questa struttura coperta salvo dover tornare fuori per la ristrutturazione. Ora è dal 1992 che siamo qui e non ci muoviamo – racconta Duilio, uno dei volti storici, che insieme al fratello Sergio e alla moglie gestisce il suo banco di pane, pasta e dolci – Insieme ad un altro paio siamo i 3commercianti più vecchi, la storia di questo mercato la conosco bene. L'attività era di mio padre, appena ho finito le medie ho cominciato a lavorare qua. Di tutti questi anni ho moltissimi ricordi; i più forti sono quelli legati alle feste natalizie. Ricordo un 24 dicembre in cui ha piovuto tutto il giorno, eravamo ancora al mercato scoperto, siamo usciti di casa alle cinque di mattina e rientrati alle dieci di sera completamente zuppi, ma anche i ricordi più belli sono legati a certe vigilie in cui si lavorava, si lavorava tutto il giorno senza fermarsi mai. Ecco quei 24 dicembre ora non ci sono più”.
Per un nostalgico Duilio però al mercato Tuscolano III troviamo anche dei giovani che tentano nuove strade come Massimiliano che ha aperto il suo angolo da ottico. “Certo non sono molti gli ottici dentro i mercati, ma con la crisi che c'è bisogna trovare delle alternative” ci spiega. Ma Massimiliano non è l'unico giovane, accanto a lui tre generazioni di donne (la nonna Luciana, la mamma Adriana e la figlia, giovanissima. Francesca) gestiscono altrettanti banchi di merceria (con ampia fornitura di lana per fare a maglia), biancheria e abbigliamento donna. Oltre al settore dell'abbigliamento, delle scarpe, degli accessori non mancano i servizi piazzati sul perimetro del mercato: il parrucchiere, il calzolaio, la tintoria e il baretto di Antonella che accoglie tutti i giorni i suoi clienti con un caffé, un sorriso e una battuta. Vicini tra loro i macellai, i pescivendoli e i pizzicaroli tra cui spicca la coppia di Maurizio e Gino che, mentre affetta il prosciutto crudo a mano, 12si autonomina “l'ultimo sorcino”. I banchi centrali sono destinati soprattutto alla frutta e verdura con un buon numero di coltivatori diretti. Tra i tanti spicca il doppio banco di Orto Roma che Luigi ci racconta così: “La nostra è una piccola, grande azienda a conduzione familiare che si trova all'interno del Parco dell'Appia Antica. E' attiva da tre generazioni, è stata fondata da nonno Giovanni poi è arrivato mio suocero, Giuseppe e ora io e mia moglie e gli altri figli che lavoriamo la terra insieme agli operai. Oltre a frutta e verdura al momento abbiamo soltanto le galline per le uova ma la nostra intenzione è di creare una piccola aia dove i bambini possano incontrare gli animali, mentre i genitori vengono da noi a fare la spesa direttamente sul posto . Anche noi abbiamo avuto dei bambini che sono ancora piccoli e per il momento sanno dire solo “nonno”, “trattore” e “coccodé” ma siamo sicuri che vorranno portare avanti questa nostra tradizione familiare”.

Il paese di Alice


“Quando sono stata al mercato del Quadraro mancavano pochissimi giorni a Halloween, sapete quella festa tipo Carnevale solo che invece di vestirmi da principessa, che è il mio costume preferito, mi tocca trovare qualcosa di più pauroso ? Insomma mancavano pochi giorni a quella 8festa lì, che tanti grandi dicono non è una festa nostra, che se la sono inventata gli americani ma io dico ma chisse ne importa purché noi bambini ci divertiamo, no? Dolcetto o scherzetto!?! Vi dicevo appunto che il periodo era quello e al mercato del Quadraro non si erano mica fatti tanti problemi: la festa è americana, la festa è italiana? In un sacco di banchi c'erano zucche bellissime, tutte intagliate con gli occhi, la bocca e il naso come decorazioni e altre zucche ancora da intagliare di tutti i prezzi e le dimensioni e mia mamma ne ha comprata una ma mica per farci la faccia con la candela dentro, ci ha fatto il risotto che era pure buono. Io invece ho finito per vestirmi da streghetta ma non mi andava proprio giù di essere tutta nera e allora il cappello da strega me lo sono fatto comprare fucsia. Va bene Halloween ma senza esagerare”.

Quattro passi più in là

Parlare di mercato al Quadraro è parlare di “Mamma Roma”, l'indimenticabile personaggio interpretato da Anna Magnani nel secondo film da regista di Pier Paolo Pasolini. E' in questo quartiere che l'ex prostituta cerca di rifarsi una vita con il suo banco di verdura. Forse è meno noto che lo stesso Pasolini, due anni prima, aveva debuttato come attore in un film di Carlo Lizzani ispirato a una figura storica – se non mitologica – del quartiere: “il Gobbo”. Lo sfondo è la Roma occupata dai nazisti, il primo appuntamento con la storia per una borgata sorta all'ombra dell'acquedotto Felice negli anni Venti per ospitare gli sfollati dal centro e gli immigrati dal centro-sud, e poi diventato (“nido di vespe” per i nazisti, “favela sovversiva” per i suoi abitanti) l'unico quartiere della capitale a meritare la Medaglia d'oro al valore civile per il ruolo giocato nella Resistenza. Nel parco di Monte del Grano un monumento ricorda l'episodio più drammatico di questa storia, il RASTRELLAMENTO DEL 17 APRILE 1944, il più imponente e feroce dopo quello al Ghetto ebraico di sei mesi prima. L'ordine parte dal dal comando tedesco dopo l'uccisione di tre militari della Wehrmacht in un'osteria della zona. A premere il grilletto era stato il nostro protagonista, Giuseppe Albano, detto il “Gobbo del Quarticciolo” a causa di una malformazione dovuta a una caduta infantile. Ora, è difficile immaginarlo aggirandosi tra questi palazzi (pregevoli alcuni, anonimi se non decisamente brutti quelli più moderni), ma durante l'occupazione il Quadraro era per i nazisti come la foresta di Sherwood per lo sceriffo di Nottingham. E il Gobbo era il suo Robin Hood. Originario della Calabria, fin da giovanissimo dedito al furto e all'uso del coltello, a 16 anni si unirà alla Resistenza fino a distinguersi come uno dei nemici più temuti dagli occupanti, a colpi di agguati e sabotaggi. Bandito e partigiano, indisciplinato ma coraggiosissimo, il Gobbo continuerà ad alimentare la propria leggenda anche dopo la Liberazione, mettendo in piedi con una serie di pregiudicati una di banda di “inglorious basterds” con la missione di identificare, stanare e assicurare alla giustizia gli ex torturatori fascisti; e soprattutto proseguendo le scorrerie e i furti, questa volta ai danni degli arricchiti con la borsa nera, che il Gobbo derubava per riuscire a sfamare i cittadini poveri e stremati dalla guerra.
Abbiamo citato il monumento che ricorda il rastrellamento dei circa duemila abitanti del Quadraro. Si trova in un parco, oggi ribattezzato “XVII aprile 1944”, ma un tempo chiamato Monte del Grano. Il nome viene da una collinetta erbosa tutt'oggi ben visibile, che nel suo cuore custodisce un vero tesoro: il MAUSOLEO DI ALESSANDRO SEVERO, a conti fatti il terzo per dimensioni dopo quelli di Augusto e di Adriano (oggi Castel Sant'Angelo). Sconta il fatto di essere situato in periferia e dedicato a un imperatore “di periferia”, affacciatosi al trono quattordicenne all'inizio del III secolo, quando già l'aquila romana stava imboccando la parabola discendente del suo volo. Lo stesso sovrano non godrà di buona stampa, nonostante la riconosciuta cultura, mitezza e bontà d'animo di cui si gioveranno soprattutto i solitamente perseguitati ebrei e cristiani. A decretare la fine del suo regno sarà l'esercito, che gli rinfacciava la scarsa risolutezza l'eccessiva dipendenza dall'influenza materna, una sorta di “bamboccione” ante litteram. E così, tanto per risolvere tutti i problemi in un colpo solo, in seguito a un ammutinamento lo assassinarono insieme alla nobile genitrice. E l'ingombrante figura materna non l'ha abbandonato neanche dopo la morte: i visitatori dei Musei Capitolini possono ammirare madre e figlio rilassati e sorridenti, una accanto all'altra, adagiati sul magnifico sarcofago ritrovato proprio nel Mausoleo al Quadraro.
Per un tesoro nascosto come il Mausoleo, il Quadraro esibisce orgogliosamente i suoi altri gioielli, ereditati da imperatori (l'acquedotto Claudio) e pontefici (Porta Furba e l'acquedotto Felice di Sisto V, la Fontana di Clemente XII). Ma il quartiere propone anche un percorso dedicato alla più contemporanea delle forme d'arte, quella di strada, e anzi gli dedia un vero e proprio museo a cielo aperto: il M.U.RO., (Museum of Urban Art di Roma). Ideato nel 2010 dall'artista David “Diavù” Vecchiato e inaugurato nel 2012, il museo organizza tour guidati, e piedi o in bicicletta, alla scoperta di alcuni tra i murales più belli della capitale, realizzati ad hoc da artisti arrivati da tutto il mondo (accanto agli italiani ci sono – al momento - statunitensi, francesi, messicani e un kazako), per colorare il Quadraro con abiti cuciti su misura. Lo spirito che anima il Museo è infatti quello di dialogare con i luoghi del quartiere e con le storie delle persone che lo abitano, in un itinerario pensato per raccontare il Quadraro e al tempo stesso scrivere un nuovo capitolo del suo romanzo.

Galleria fotografica

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DOVE viale Spartaco 45
GIORNI DI APERTURA lunedì - SABATO 
ORARIO 7.00-17.00
PARCHEGGIO

Nelle vie intorno al mercato

AUTOBUS DAL COLOSSEO, LINEA 673, DA PIAZZA VENEZIA 781
METRO

A (fermata Lucio Sestio, 400 metri)

INFO


telefono – 06 76960353 / FACEBOOK