Mercato di Valmelaina

michele copertina

icona alimentareIl mercato di Valmelaina (che ha conservato questo nome nonostante dal novembre del 2001 sia stato trasferito nella struttura coperta di via Giovanni Conti) è conosciuto in tutta Roma per il suo ottimo rapporto qualità-prezzo. Il “tutto a mille” dell'epoca delle lire si è trasformato nel “tutto a meno di un euro.

Tra i banchi del mercato

Così gironzolando tra i banchi puoi veramente trovare arance a 0,80 al chilo, mele a 0,50 (con qualche ammaccatura, magari ma gustosissime ci assicurano), patate a 0,70, cavolfiori a 0,80, carciofi a 0,60 l'uno e persino vasetti di primula a 0,70 (prezzi strillati dai venditori come si usava una volta per attirare la clientela, ma che ormai si sentono sempre meno). La tradizione della qualità a prezzo contenuto fa da richiamo per tutti coloro che, in tempo di crisi, devono fare attenzione ad ogni euro che esce dal portafoglio. 7

“Molte delle mie clienti sono signore in pensione, non prendono più trecento o quattrocento euro al mese e così, nonostante l'età, continuano a lavorare. Magari fanno da badanti a signore più anziane di loro, oppure lavorano in stireria, in sartoria. E prima di andare al lavoro passano al mercato a comprare la frutta e la verdura e qui trovano i prezzi migliori” racconta Michele, venticinque anni di vita dietro al banco. “Nonostante la clientela storica e i nostri prezzi concorrenziali il nostro mestiere è in crisi perché sono troppe le tasse, troppe le spese fisse, non c'è più margine di guadagno”.
Michele se la prende soprattutto con i politici e spiega il suo pensiero con una metafora ortofrutticola, semplice ma illuminante: “C'è un solo modo per assicurarsi che chi ci governa non rubi ciò che è di tutti. Sei entrato in politica con una mela – spiega Michele brandendo una delle sue pink lady a 1, 50 euro al chilo – mentre facevi politica ne hai guadagnate 5 alla fine ne puoi avere 6, non 20, non 30 perché altrimenti c'è qualcosa che non va”.
Il mercato è un luogo dove fare politica, soprattutto in tempo di crisi ed è per questo che in periodo elettorale al mercato si sono dati appuntamento i candidati di quasi tutti partiti ed è per questo che dal 5 febbraio le associazioni di quartiere hanno creato uno sportello di ascolto svincolato da sigle sindacali e partitiche dove incontrare le persone con le loro necessità.
2Se i banchi di frutta e verdura come da tradizione, la fanno da padrone (compresi i coltivatori diretti da Fondi, Sant'Angelo Romano, Mentana), non mancano però gli altri: i panettieri (c'è un banco specializzato anche in farine alternative: lunedì segale, martedì soia, mercoledì multicereali, giovedì procorn, venerdì soia e sabato mais); i pescivendoli, i “pizzicagnoli” e i macellai. Ma persino qualche banco-negozio come “Habemus pappa”, dedicato ai mangimi per animali, uno specializzato in té, caramelle e cioccolatini, il vino alla spina dei castelli romani, un calzolaio e un banco con tutto ciò che serve per organizzare una festa: dai palloncini alla pasta di zucchero.

Il paese di Alice

“In questo mercato urlavano tutti: le arance più buone del mondo! Venite signore, un chilo di mele solo un euro! Pesce, pesce fresco... praticamente vivo!! Mi sembravano tutti un po' strani, un po' agitati ma facevano anche una grande allegria. Ho sentito dire alla mamma che una volta al mercato era sempre così, certo che ci voleva un bel vocione per fare il commerciante allora. 9
Accanto alle bancarelle classiche in questo mercato ce ne sono due che mi hanno conquistato. Una di caramelle e cioccolatini... ce ne era di tutti i tipi e di tutti i colori: quadrati, tondi, a forma di cuore e di stella, con la stagnola colorata o la carta trasparente, erano chili e chili di bon bon e cioccolata e poi si vendevano anche il té, il miele e lo zucchero ma a me quello non interessa granché. Poi ho visto bacinelle intere di piccoli cioccolatini, tipo palline ma allungate e mamma mi ha spiegato che sono gli ovetti pasquali e da allora ho cominciato a fare il conto alla rovescia perché arrivi Pasqua. L'altra bancarella specialissima è una dedicata alle feste; feste di compleanno (e anche di non compleanno), di battesimo e matrimonio, di tutti i tipi. Vendono forme per ogni tipo di torta, addobbi di ogni colore, zuccherini e decorazioni per fare i dolci più strani. Poi c'erano due enormi torte, una bianca e rosa e una bianca e azzurra... avevo già l'acquolina in bocca. Poi l'ho guardate meglio: erano torte di pannolini! Ma dico: ok che sono importanti, ma chi se la mangia una torta fatta di pannolini?!!”

LA RICETTA DI ALICEicone ricetta
Ceci e baccalà
Preparare un soffritto con cipolla, carota e sedano, tritati finemente, aggiungere i ceci e acqua tiepida e far cuocere il tutto quindici, venti minuti controllando la consistenza dei ceci con la forchetta. Dieci minuti prima della cottura aggiungere il baccalà precedentemente ammollato con pomodorini, olio e rosmarino. Ricordarsi di non salare.

Quattro passi più in là

Il tratto distintivo della via dove sorge il nuovo mercato di Val Melania, sono le torri circolari del complesso edilizio realizzato negli anni '70 dallo studio dell'architetto Lucio Passarelli su commissione dell'Istituto Case Popolari, segno inconfondibile dello skyline di questa periferia. Ma all'occhio del cinefilo più incallito, le bianche sentinelle di via Giovanni Conti ricorderanno anche una scena memorabile di “Un sacco bello”, esordio alla regia di uno dei più attenti e noti cantori della Roma contemporanea: Carlo Verdone. E' la scena del PALO DELLA MORTE, dove Enzo - il primo grande “coatto” della filmografia di Verdone - dà appuntamento a un recalcitrante amico per partire alla volta di Cracovia, prima tappa di un agognato tour del sesso. I cultori del film si rammaricheranno però nel non trovare più il “palo”: il traliccio dell'alta tensione con il caratteristico teschio dalle tibie incrociate è stato infatti abbattuto anni fa.

Più difficile riconoscere oggi il set di un ben più famoso film, che proprio a Val Melaina ambienta le sequenze di apertura. E' in questa borgata – costruita negli anni '30 per ospitare gli sfollati delle case demolite dal fascismo per far spazio all'attuale via dei Fori Imperiali - che vive la famiglia Ricci. Ed è qui – sulle scale di un edificio in via del Gran Paradiso - che il capofamiglia Antonio riceve dall'ufficio di collocamento l'attesa notizia di un lavoro da attacchino. Parte così l'epopea di LADRI DI BICICLETTE, commovente viaggio di un padre e un figlio tra i quartieri – e le macerie – della Roma del secondo dopoguerra.

Ma in questa periferia della capitale – come in ogni angolo della città - risuonano anche gli echi di un'altra e più gloriosa Roma, quella antica. Nell'attuale via Passo del Turchino, a pochi isolati da dove Antonio Ricci sognava di tornare a casa in bicicletta con il suo primo stipendio, la notte tra l'8 e il 9 giugno del 68 dopo Cristo l'imperatore Nerone arriva di gran corsa, in sella a un cavallo, sotto la pioggia, scortato da quattro servitori. Sa di avere le ore contate: ha appena ricevuto la notizia della ribellione di nuove legioni, le sue guardie personali sono scappate, nessuno tra gli amici di un tempo gli offre ospitalità o riparo. La sua meta è la VILLA DI FAONTE, un ex schiavo che egli stesso ha affrancato. Il liberto accetta di nascondere il suo imperatore, che però rifiuta come indegna del suo rango la proposta di rintanarsi nei cubicoli sotterranei. Gli eventi precipitano in fretta: un corriere arriva trafelato annunciando che il Senato ha dichiarato Nerone “nemico della patria”. Quando alcuni cavalieri si avvicinano al galoppo alla villa, il “divino” capisce che per lui è finita: estrae un pugnale e lo affonda nella gola, aiutato dal più fedele dei suoi servitori. Il racconto di quest'ultima notte ci è stato tramandato da Svetonio, che nelle sue “Vite dei Cesari” descrive così il suicidio di Nerone. Ma lo storico ha lasciato anche delle coordinate per collocare esattamente la scena: ed è proprio “tra il III e il IV miglio, in un bivio secondario tra la Salaria e la Nomentana” che a metà dell'800 furono ritrovati i resti della villa di Faonte. Naturalmente gli archeologi invitano alla prudenza, prima di associare con certezza luoghi ed eventi storici. Ma il ritrovamento nell'area di un'iscrizione con il nome di Egloge, la nutrice di Nerone, ci invoglia a credere che i fatti siano andati proprio così. E proprio tra questi ruderi.


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DOVE via Giovanni Conti
GIORNI DI APERTURA Lunedì - Sabato
ORARIO 6:00 – 14:00 
parcheggio lungo via Conti
AUTOBUS

da Stazione Termini Linea H

metro

B1 (fermata) Conca d'oro