Mercato Italia

bruno

icona-alimentareicona-abbigliamentoL'amore si può trovare anche tra i banchi del mercato, può nascere tra un filone di pane e una bistecca e andare avanti per quasi cinquant'anni. I protagonisti di questo romanzo sono Bruno e Dina, lui macellaio fin da ragazzo e ora punto di riferimento di tutto il mercato, lei un banco di pane e pasta gestito con la zia fin dal primo giorno di vita del mercato Italia.

Tra i banchi del mercato

Il mercato coperto di via Catania 70, nel quartiere universitario intorno alla Sapienza, è una costruzione iniziata durante gli anni del fascismo, interrotta per la guerra, ripresa subito dopo ed inaugurata nel '50.
“Era il 20 ottobre del 1950, c'era tantissima gente, il sindaco, l'assessore, una ressa. Io avevo 142 anni e ho passato tutta la giornata a piangere – racconta la signora Dina, toscana d'origine trasferita a Roma per la morte del padre – Mi sono detta, qui non ci resisto neppure un giorno, ogni mattina mi alzavo e piangevo perché ero timidissima e avevo paura della gente. Poi con gli anni il mercato è diventato la mia casa e le clienti delle seconde mamme, erano affettuosissime. Chi mi portava dei dolci, chi un regalino. Oggi, nonostante l'età, a casa non ci sto perché mi mancano le persone. E così continuo a venire ad aiutare mia figlia Daniela”.
“Io invece ho cominciato a lavorare qui nel '58, prima lavoravo in una macelleria fuori – ci spiega Bruno, il suo banco della carne a pochi metri dalla panetteria della moglie - Il mio principale mi ci mandò e non mi parve vero perché il negozio era aperto dalle 6 del mattino alle 9 di sera e qui invece si faceva solo mezza giornata. Poi ci ho pure trovato moglie e ci ho fatto figli e nipoti. Ora vorrei avere qualcuno a cui lasciare l'attività perché ho quasi ottant'anni, ma invece non trovo nessun giovane disposto a subentrare. Ho solo un aiuto per il sabato perché altri non mi posso permettere”.
Il mercato Italia rimane un punto di riferimento per tutto il quartiere, è ancora uno spazio colorato, affollato e pieno di vita nonostante il calo di operatori che non risparmia nessuno. A fronte di duecentoventi, quanti erano alla fine degli anni Cinquanta, ora sono un'ottantina i commercianti che lavorano a via Catania 70 con un'offerta molto varia. I negozi intorno al mercato infatti spaziano: salsamenterie, mercerie, alimenti per animali, un tappezziere, un negozio (Bella festa) specializzato nella vendita di palloncini di tutte le misure, forme e colori e nell'organizzazione di tutti i tipi di party da quelli per bambini a cocktail e feste di laurea. E ancora fiorai, pescivendoli, articoli per la casa, vino sfuso e in bottiglia.
esterina copertinaNel centro del mercato, divisi da muretti frutto di una ristrutturazione degli anni Ottanta criticata da molti operatori, hanno ampio spazio i verdurai e fruttivendoli. Alcuni coltivatori diretti, come Esterina “la contadina” che viene da Palombara con la sua frutta e verdura “fresca ogni mattina” come recita la bella insegna in legno del suo banco. Ed Esterina con cartelli e scritte ti indica chiaramente quali sono gli ortaggi di sua produzione: “zucchine del mio orto”, “verdure non trattate”, “fragole favetta naturali di Terracina”... istruzioni importanti se vuoi evitare pesticidi e funghicidi. Avvisi anche però per chi cerca di risparmiare: “3 mazzi di basilico 2euro”, “ogni 10 euro di spesa un mazzo di rughetta in omaggio”.
Il martedì e venerdì il mercato Italia, come altri della Capitale, prolunga l'apertura fino alle sette, ma non sono molti i commercianti che rimangono fino a sera. E Bruno se ne lamenta: “Tutti piangono che non c'è lavoro, ma poi se c'è da sacrificarsi non lo fanno. Siamo pochi banchi aperti e di conseguenza non viene nessuno e allora io con il mio amico fruttivendolo Mauro giochiamo a scopa, ecco lì appesi i nostri punteggi”. Perché al mercato si può trovare moglie, ma anche un compagno di carte.

Il paese di Alice

“A me piacciono tanto le mani dei nonni. Non solo dei miei nonni, di tutti quei signori e signore che sono molto, molto grandi, insomma le mani dei vecchi. Spesso quando vado al mercato con la mia mamma rimango incantata a guardare le mani che lavorano. E se sono mani di vecchi rimango ancora più incantata. pina
Quando sono stata al mercato di via Catania sono stata conquistata dalle mani della signora Pina. Che di mestiere sguscia piselli. Tutto il giorno dalla mattina alla sera sguscia piselli. E le sue mani sono tutte un po' nodose, un po' stortignaccole a furia di sgranare tutti quei piselli. Per non farsele venire tutte verdi la signora Pina porta dei guanti, sottili di plastica bianca, tipo quelli che mamma usa per lavare i piatti, ma più sottili. Io nonostante i guanti le mani gliel'ho guardate per bene e devo dire una cosa: guanti o no si vedeva che sono mani che hanno sgusciato tanti, ma proprio tanti piselli”.

IL CONSIGLIO DI ALICEicone alice

Dalle parti del mercato Italia ci sono due posti che vi consiglio. Uno è proprio attaccato al mercato si chiama L'altracittà ed è una libreria ma anche molto di più. Ci si trova un sacco di librini divertenti, ma anche un pianoforte, ci si può sfogliare un sacco di pagine colorate ma anche trovare i giochi di legno che piacciono tanto alla mia mamma e poi soprattutto musica anche per piccolissimi, laboratori e molte incontri per “piccole orecchie” dai temi più diversi.
Per quelli un po' più grandini, dai 4 anni in su, invece c'è un posto per tutti quelli che amano la scienza e la tecnologia: si chiama Technotown ed è una ludoteca specializzata dentro a Villa Torlonia, un posto bello pieno di verde. Ma se il tempo è brutto o fa freddo si può entrare alla città tecnologica e godersi le stelle del planetario gonfiabile, ideare, costruire e giocare con un proprio robot, infilarsi gli occhialetti 3D e invece del cartone che ti sembra ti salti addosso vedere come è nata la Terra e che cosa succede se c'è uno tsunami. Emozionante!

Quattro passi più in là

Sei isolati a est del mercato, e sei piedi sotto terra, batte il cuore profondo della città: a custodirlo è il CIMITERO MONUMENTALE DEL VERANO, vero e proprio Père Lachaise della Capitale. Con il “gemello” parigino condivide lo stesso padre putativo (Napoleone, che a inizio '800 impose le sepolture fuori dai centri abitati) e anche il prestigio degli ospiti che accoglie: passeggiare tra le sue lapidi è come camminare dentro la storia di una città, e di una nazione. Volendo passare in rassegna il secolo scorso come fosse un giornale, le prime pagine sarebbero dedicate alla politica, con le tombe degli uomini e le donne che hanno segnato - da tutti gli schieramenti – la nascita e le vicende della Repubblica Italiana: da Andreotti a Togliatti, da Nenni a La Malfa, da Almirante a Saragat, da Claretta Petacci a Nilde Iotti. La storia di un Paese, però, si può raccontare anche attraverso i grandi casi di cronaca nera. E al Verano trovano riposo i protagonisti di alcuni dei fatti che più hanno sconvolto e segnato l'Italia negli ultimi decenni: la povera Wilma Montesi, uccisa negli anni '50 dando vita al primo vero scandalo della Repubblica; il piccolo Alfredino Rampi, morto all'inizio del 1981 (dieci giorni dopo l'incidente mortale del cantautore Rino Gaetano, anche lui sepolto tra queste mura); la studentessa Marta Russo, stroncata all'Università da un proiettile puntato dritto nel cuore degli anni '90. E poi, continuando a sfogliare, dopo le pagine di cronaca ecco quelle della cultura: qui le Muse piangono Eduardo De Filippo, Fregoli, Ungaretti, Moravia, Giacomo Balla, Gianni Rodari. E chi volesse ritagliarsi un itinerario tutto al femminile, inciamperebbe nel genio di Grazia Deledda e Maria Montessori, i primi Nobel donna italiani, o nella forza e la grazia dei versi di Sibilla Aleramo, o delle interpretazioni di Alida Valli.

Ma il cuore del Verano vibra soprattutto nei versi e nelle parole di chi ha speso la vita a raccontare Roma, rendendo universali pagine che altrimenti sarebbero rimaste confinate nelle cronache locali. I suoi grandi poeti dialettali (Belli, Pascarella, Trilussa), i suoi cantori appassionati (Gabriella Ferri), i registi che l'hanno immortalata sconvolta dalla guerra (Rossellini), in cerca di riscatto (De Sica), sfregiata dalla corruzione (Petri). Ma soprattutto, i volti e le voci dei suoi attori: da Ettore Petrolini ad ALBERTO SORDI, da Nino Manfredi a Marcello Mastroianni, da Vittorio Gassmann ad Aldo Fabrizi. E le parole sulla lapide di quest'ultimo sono forse il miglior compendio della romanità, quell'impasto di fatalismo, cinismo e ironia che anche nel momento più drammatico non toglie il gusto di un ultimo sberleffo: “Tolto da questo mondo troppo al dente”.

In coda agli spettacoli, non può mancare lo sport. A pochi metri l'uno dall'altro, riposano Guido Masetti, il portiere del primo scudetto della Roma, e i presidenti che per altre due volte sono riusciti a portare il tricolore sulle maglie giallorosse, facendo impazzire la città: Dino Viola e Franco Sensi. Senza dimenticare il primo capitano della storia romanista, quell'Attilio Ferraris che ha voluto scolpire sulla pietra il suo più grande trionfo, facendo scrivere sulla lapide, semplicemente, “Campione del mondo”. Ma se dovessimo scegliere una frase per congedarci da questo luogo di meditazione e raccoglimento, forse ritorneremmo alla tomba del poeta TRILUSSA e al suo delicato epitaffio: “C'è un'ape che se posa/su un bottone di rosa:/lo succhia e se ne va.../Tutto sommato, la felicità/è una piccola cosa”.

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DOVE via Catania 70
GIORNI DI APERTURA Lunedì - Sabato
ORARIO 7:00-14:00 (Martedì e Venerdì fino alle 19)
PARCHEGGIO sotto al mercato a pagamento (via Giuseppe De Mattheis), lungo la via strisce blu
AUTOBUS dalla stazione Termini, Linea 649, 673 o 310 
metro B (Bologna 500 mt a piedi)
info WWW.MERCATOITALIAROMA.IT/